Ho terminato l'ultima pagina di "Potevi pensarci prima" il pomeriggio della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, una coincidenza che ha reso la lettura di questo libro ancora più potente. Un libro scritto perchè oggi più che mai c'è bisogno di parlare di aborto. Quando ci si scontra con la realtà della mancanza o sottrazione dei diritti, ci si accorge di quanto poco si conosca ciò che accade davvero quotidianamente negli ospedali, negli studi di ginecologia e in alcuni consultori: un vero e proprio percorso ad ostacoli, costellato di negazioni e sofferenza.
Gilda Sportiello ci racconta e condivide la sua esperienza personale, come atto politico, raccontandoci il momento in cui ha deciso di abortire e tutto ciò che ne è conseguito. La sua non è solo una storia individuale, ma inevitabilmente collettiva. Attraverso la sua condivisione, rompe un tabù ancora molto resistente intorno al tema aborto, rivendicando il diritto delle donne a scegliere senza dover dare spiegazioni, doversi giustificare e provare vergogna.
L'autrice affronta il tema dell'obiezione di coscienza, che impedisce l'accesso ai nostri diritti, costringendo spesso le donne a spostarsi fuori regione. Un dramma ancora più grave per le donne migranti, che si ritrovano a dover affrontare le difficoltà senza alcuna figura di mediazione culturale. A tutto ciò, come se non fosse già abbastanza, si aggiungono vere e proprie violenze, come l'ascolto obbligato del battito del feto.
Viviamo in una società patriarcale, in cui l'uomo può scegliere di non voler essere padre senza essere giudicato, mentre la donna viene socialmente "programmata" per diventare madre, pena l'emarginazione. Sportiello denuncia anche lo smantellamento dei consultori pubblici, strumenti fondamentale di conquista da parte di lotte femministe, sostituiti progressivamente da strutture private. Introduce il concetto di "obiezione di struttura", un meccanismo che impedisce di fatto l'accesso all'aborto in alcuni luoghi, un aspetto che nemmeno immaginavo esistesse.
Un altro tema fondamentale è il TU486, ovvero il percorso per l'aborto farmacologico. Perchè in altri paesi è disponibile fino al sessantesimo giorno di amenorrea senza la necessità di ricovero ospedaliero, mentre in Italia per molto tempo è stato regolamentato con criteri più restrittivi?
L'autrice ci ricorda che la maternità e la genitorialità non sono le uniche strade percorribili: ogni donna ha il diritto di scegliere della propria vita e nessuna libertà esiste se un diritto non è garantito. Le donne e persone dotate di utero che vogliono interrompere una gravidanza devono affrontare una corsa ad ostacoli fatta di burocrazia, stigma sociale, consultori svuotati di personale, obiezione di coscienza e ostacoli psicologici imposti. Nel libro si parla anche delle associazioni che si definiscono "pro-vita", che di fatto ostacolano il diritto di scelta, come se chi decide di abortire fosse "pro-morte".
La difesa del diritto all'aborto è una questione di salute pubblica. Per questo è nata la guida "La tua scelta zero ostacoli", un lavoro collettivo che raccoglie informazioni e supporto per chi deve affrontare questo percorso. La rabbia che affiora dalla lettura del libro è inevitabile ma, come ci ricorda Sportiello, deve essere anche il motore per cambiare le cose.
"Potevi pensarci prima" è una testimonianza molto interessante, che dà voce a molte esperienze taciute e che ci ricorda non solo l'importanza di lottare per i nostri diritti, ma anche di quanto la lotta per i diritti delle donne sia ancora aperta. Un libro che ci aiuta a comprendere e ricorda che l'aborto libero e sicuro è un diritto fondamentale da difendere collettivamente.
Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: caffè amaro