venerdì 28 marzo 2025

Recensione: La mia Lady Ludlow

   


La mia Lady Ludlow
di Elizabeth Gaskell

Editore: Elliot Edizioni

Prezzo cartaceo: € 18
Pagine: 224
Titolo originale: My Lady Ludlow
Traduzione a cura di: Marcella Puca

Tra i romanzi brevi di Elizabeth Gaskell, questo è sicuramente uno dei più amati. Ne è protagonista la giovane Margaret Dawson, figlia di un povero pastore, che si trasferisce presso una nobile e ricca parente, Lady Ludlow. Figura di spicco nella comunità di Hanbury, Lady Ludlow è una donna del suo tempo, profondamente legata ai dogmi religiosi e a rigide convenzioni, prima fra tutte la separazione netta tra le classi sociali. D’altro canto, è anche una persona intelligente e di buon cuore, capace di compromessi e di adattarsi di fronte ai continui cambiamenti della società. Lo sguardo di Margaret ci restituisce la complessità del proprio rapporto di dipendenza ma anche di rispetto con Lady Ludlow, la vita quotidiana fatta di relazioni con i vicini e con la servitù, e insieme uno sguardo altrove, verso la Francia rivoluzionaria, nel cui Terrore hanno perso la vita alcuni cari amici dell’anziana signora. Un racconto di amicizie, amori e cocenti ingiustizie nello stile sicuro di Elizabeth Gaskell, capace di comporre con delicatezza e acume un grande affresco dell’epoca vittoriana.




"Sono una vecchia ormai e le cose sono molto diverse da com’erano nella mia giovinezza. Allora, noi che viaggiavamo, viaggiavamo in carrozze da sei posti e impiegavamo due giorni per un tragitto che adesso si percorre in un paio d’ore sfrecciando e sibilando, con striduli fischi assordanti. Allora le lettere arrivavano solo tre volte la settimana; anzi, in alcuni luoghi della Scozia dove sono stata quand’ero ragazza, la posta arrivava solo una volta al mese. Ma le lettere erano lettere allora, e noi le tenevamo in gran conto, leggendole e studiandole come libri. Adesso la posta arriva sferragliando due volte al giorno e porta biglietti confusi, a volte senza capo né coda, solo una breve frase secca che le persone educate riterrebbero troppo brusca da pronunciare. Bene, bene! Immagino che siano tutti passi avanti – oso dire lo siano, ma una lady Ludlow, di questi tempi, non la incontrerete mai. Cercherò di raccontarvi di lei "

Così inizia uno dei romanzi brevi più intimi e raccolti della scrittrice Elizabeth Gaskell, che io scoprii tanti anni fa come l'autrice di Nord e Sud  nella mia fase di adolescenza appassionata dell'affascinante Ottocento britannico, per poi apprezzarne anche Cranford e la sua abilissima biografia della Vita di Charlotte Bronte

Ho iniziato questa recensione riportando l'incipit del libro perché mi ha colpito particolarmente per la sua modernità nel descrivere gli inevitabili divari generazionali a cui ancora oggi siamo soggetti, ma con una poesia, un acume e una delicatezza rispettosa che purtroppo oggi manca ai giovani nel trattare con i loro predecessori. Si può imparare tanto da chi è venuto prima di noi, anche laddove a volte ci possano essere differenze di valori, di costumi, di aspettative, di comprensione del mondo.

Ed è di questo che a me ha fondamentalmente parlato questo libro, a tutti gli effetti un classico della letteratura inglese ma uno dei meno conosciuti, che sono felice abbia ritrovato il suo posto nelle librerie di oggi. 

Attraverso lo sguardo compassionevole ma opinionato di Lady Ludlow, proprietaria terriera all'antica in un mondo che sta correndo in avanti ma che forse può ancora beneficiare di una guida e della sapienza del prima, viviamo ed analizziamo la complessità dei rapporti familiari e societari dell'epoca, tema caro al cuore dell'autrice, adottata a sua volta. Abbiamo una visione panoramica di personaggi tipici dell'epoca e del loro posto in quella società a cavallo tra il rigore e la forma vittoriana ed i nuovi orizzonti aperti dall'industrializzazione e dalla modernità di costumi in avvicinamento, nonché il rapporto tra borghesia e comunità, tra donne anziane e giovani...una fotografia dell'epoca che non ha pretese di analisi storica ma umana, che ho apprezzato molto.


Durata totale della lettura: 3 giorni
Età consigliata: 13 anni 
Bevanda consigliata: Camomilla alla vaniglia
Formato consigliato: Cartaceo
Consigliato a chi ha apprezzato: Cranford, Nord e Sud, Villette, Mogli e Figlie, Ruth





« Non è una storia: non ha un inizio, una parte centrale o una fine…. »
  






    Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

giovedì 27 marzo 2025

Recensione: Ripetizione

 

Ripetizione
di Vigdis Hjorth

Titolo originale: Gjentakelsen
Traduzione di Margherita Podestà Heir 
Editore: Fazi Editore
Prezzo cartaceo: € 18.00
Pagine: 144

A Oslo, una scrittrice sessantenne assiste come tutti gli anni a un concerto di Natale; siede accanto a una coppia accompagnata dalla figlia adolescente, che si mostra palesemente infastidita e viene rimproverata di continuo dalla madre. La scena fa scattare nella donna il ricordo dei suoi sedici anni, e il lettore viene catapultato nel racconto del suo passato: un’adolescenza su cui grava una figura materna opprimente, che controlla la figlia in maniera ossessiva, terrorizzata al pensiero che possa bere, fare sesso, assumere droghe. Dal canto suo la ragazza, spalleggiata dalle amiche, beve, frequenta feste in casa di sconosciuti e conosce Finn, un giovane apparentemente navigato con cui decide di avere il primo rapporto sessuale. Sullo sfondo di questo conflitto tra madre e figlia, il padre resta in disparte. Quarantotto anni dopo, la scrittrice riflette su quel periodo mettendosi a nudo, cercando il coraggio di essere e ritrovare se stessa, rivivendo ogni momento del passato attraverso la memoria. È questa continua e mutevole ripetizione del ricordo a renderla più forte, a proiettarla in avanti e a donarle una nuova, drammatica consapevolezza: qualcosa è successo, tra quelle mura domestiche, ed è il momento di affrontarlo.
Al primo posto nelle classifiche di vendita e vincitore del premio della critica norvegese, in patria Ripetizione è stato accolto in maniera trionfale. Attraverso la narrazione magistrale di Vigdis Hjorth, in questo nuovo capolavoro il racconto a tratti esilarante delle vicende di un’adolescente si trasforma, in un crescendo di rivelazioni sconvolgenti, nella dolorosa e onesta riflessione di una donna matura.


Ripetizione di Vigdis Hjorth (Fazi Editore) è il primo libro che leggo di questa autrice. Si tratta di un romanzo breve, ma denso e doloroso, che mi ha colpito profondamente per il suo stile narrativo e per l’andamento della trama, decisamente imprevedibile.

Il racconto è ambientato in Norvegia. Ci ritroviamo durante un concerto lirico natalizio. La protagonista, una scrittrice di circa sessant'anni, si trova accanto a una ragazzina di sedici anni. La ragazza è visibilmente infastidita, triste e in lacrime, sopraffatta dal malessere provocato dalla presenza dei genitori che insistentemente cercano di farle apprezzare l'evento. Il suo disagio non solo influenza i genitori della giovane, ma soprattutto la scrittrice che viene spinta a fare un salto nel passato, tornando indietro di quarant'anni, quando anche lei aveva sedici anni. L’empatia che prova verso quella ragazza sconosciuta riaccende in lei il ricordo della propria sofferenza adolescenziale e della sua storia familiare.

La protagonista e i suoi familiari non hanno nomi durante tutto il racconto, una scelta voluta dall’autrice che sottolinea la mancanza di identità. Apparentemente sembra una famiglia qualsiasi, composta da un padre, una madre e alcuni figli, ma in realtà è tutt'altro che ordinaria. 

Come spesso accade nelle famiglie, c'è qualcosa di oscuro che l'autrice lascia celato dietro la routine quotidiana, un segreto che inquieta senza mai mostrarsi completamente. La madre, figura centrale del romanzo, è consumata da un’ansia paralizzante. È una presenza soffocante che controlla ossessivamente ogni aspetto della vita della figlia, ma solo della figlia, mentre non sembra preoccuparsi allo stesso modo degli altri figli. Questa pressione è palpabile durante la lettura. La madre, nel suo amore patologico, impedisce alla figlia di vivere liberamente, spaventata dall'idea che possa fare esperienze di sessualità, bere o assumere droghe. Ciò che la spaventa di più è che la figlia scopra il sesso. Perché la madre agisce in questo modo? Man mano che la storia si sviluppa, diventa chiaro che l'ansia della madre ha radici più profonde e complesse, che verranno svelate solo alla fine del romanzo.

Ripetizione è un libro sull’incomunicabilità, sui segreti che appesantiscono le relazioni familiari. Le tensioni familiari si scontrano con la vitalità dell’adolescenza: mentre la protagonista vive le prime esperienze di amore, le feste e le birre bevute di nascosto, deve anche confrontarsi con l’atmosfera opprimente che si respira in casa e cercare di capirne la causa. Anche con il passare degli anni, le ferite restano.

Consigliato a chi cerca una storia intensa, scritta con uno stile diretto e senza fronzoli. Ripetizione è breve, ma molto intenso e merita di essere letto e assimilato con calma, a piccoli sorsi. 

Durata totale della lettura: tre giorni
Bevanda consigliata: caffè amaro
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire dai 17 anni 
Consigliato a chi ha apprezzatoEredità di Vigdis Hjorth




"Ma l'effetto che ebbe, il mio prima poetare e il terrore che causò, mi insegnò qualcosa di fondamentale: che ciò che inventiamo con la mente o la scrittura può avere maggior significato di quello che è vero, anzi essere più vero."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 25 marzo 2025

Recensione: Le streghe non dormono

 

Le streghe non dormono
di Alice Bassoli

Editore: Corbaccio
Prezzo Cartaceo: €16,90
Prezzo e-book: €9,99
Pagine: 272

La golena: un luogo senza tempo, una terra fertile tra il Po e l’argine che salva dalle inondazioni, ma che in inverno si trasforma in un luogo di nebbie, misterioso e avvolgente. È nel fienile di una casa semidiroccata di golena che Paolo, dodici anni, viene trovato privo di sensi con una profonda ferita alla testa. Con gli amici era andato a giocare sfidando i proprietari, Luigi Morosini, un uomo violento con un debito verso la giustizia, e la moglie Elvira, che nel paese di Fossanera descrivono come una strega, anche se poi non poche donne vanno da lei di nascosto a farsi fare i tarocchi. Gli altri ragazzi non sanno che cosa sia successo, ma non è difficile puntare il dito contro il Morosini. Certo, è possibile che Paolo avesse visto qualcuno che non doveva vedere proprio lì, dai Morosini, proprio in quel freddo pomeriggio invernale… Paolo è in coma, non si sa se ce la farà, ma intanto il vaso di Pandora dei segreti del paese è stato scoperchiato e mentre la polizia indaga, tallonata da vicino da Pietro Incantevole, giovane cronista della stampa locale, nessuna famiglia si sente più al sicuro…



Quattro ragazzini, Alessandro, Paolo, Filippo e la sua sorellina Maddalena, "la ritardata" come la chiamano gli altri ragazzini e come purtroppo la considera tutto il paese, si ritrovano di nuovo a giocare in quel fienile, come tanti altri pomeriggi, un po' per sconfiggere la paura del cosidetto Gorilla, Luigi Morosini, e un po' per sfidarlo.
Si ritrovano in quel fienile, in quella casa diroccata alla golena del Po, in un freddo pomeriggio di inverno, nonostante le mille raccomandazioni dei loro genitori.  
Giocano a nascondino, come sempre, Filippo fa la conta, quando si volta e non trovando Maddalena si preoccupa; Alessandro ne approfitta per fare poma. Quell'attimo viene interrotto dal Gorilla che esce urlando con una vanga in mano constringendo i due ragazzini a scappare a gambe levate.  Filippo però non può abbandonare sua sorella, la persona a cui tiene di più al mondo e torna indietro a cercarla: la piccola si era nascosta nella gabbia nel fienile, Filippo la prende con sè e tornano a casa più veloci che possono. Ed è proprio durante il tragitto che Maddalena racconta a suo fratello che Paolo è morto, lei lo ha visto, è stata la strega. 

Paolo, è stato trovato nel fienile, colpito al cranio, non è morto ma è caduto in un coma profondo, e se anche si svegliasse i danni al cervello potrebbero essere permanenti e di grave entità. 

La casa dei Morosini è assalita dai giornalisti, tra cui Pietro Incantevole, che segue ogni passo dei carabinieri e parla con quante più persone del paese possibile, non per lo scoop in sè, ma per scoprire e raccontare la verità sulla sua rubrica.  

Da questo momento, tutto l'odio che le persone possono sprigionare, vola veloce in città, di persona in persona. Tutti incolpano Morosini, un disgraziato, delinquente che non ha mai portato nulla di buono lì a Fossanera. Tutti odiano quella famiglia,  non sono Luigi, ma anche la moglie Elvira, la strega come la definiscono tutti, e i loro figli Clara e Gabriele. Nonostante ciò, tutte le donne del paese vanno da Elvira a farsi leggere i tarocchi e farsi togliere il malocchio, tralasciando il fatto che chi il malocchio lo toglie lo può anche lanciare. 

Ed è quello che succede, o almeno è quello che tutto il paese pensa: da quel terribile pomeriggio Eleonora, la mamma di Alessandro, sente in continuazione un bambino piangere in cantina, Filippo e Maddalena vedono e sentono i mostri sotto i loro letti. Forse è suggestione, ma le maledizioni di Elvira erano chiare e forti contro quelle famiglie che hanno distrutto la "tranquillità" della sua. 

In paese sono poche le persone che pensano che per quanto possa essere violento, Luigi, non si sarebbe spinto a tanto, ma c'è una sola persona che lo difende realmente ed è Eva, l'assistente sociale che aveva aiutato i Morosini dieci anni prima quando si sono trasferiti a Fossanera. 

I personaggi del romanzo sono tanti, dalla commessa del negozio, Jessica, che ha una relazione con Daniele, il papà di Paolo, a Rossella, bidella della scuola e pettagola ufficiale del paese.
Fossanera è un piccolo paese di provincia, in cui tutti si conoscono e sono amichevoli, finchè non succede una tragedia come questa e le bugie sotteratte per mesi, per anni, vengono a galla, sprigionando solamente odio e violenza: non ci si può fidare se non di se stessi.
Nessuno a Fossanera è più veramente al sicuro. 

Quando ho iniziato a leggere Le streghe non dormono una delle prime cose a cui ho pensato sono i casi di cronaca nera italiana degli ultimi 30 anni, probabilmente per le ambientazioni e per la facilità con cui viene accusato qualcuno semplicemente perchè considerato un disgraziato, senza avere troppe prove sull'effettiva colpevolezza.
Forse avrei voluto qualche approfondimento su alcuni dei personaggi, ma più per mia curiosità personale che non per mancanza di dettagli. 

Alice Bassoli, grazie alla dettagliata rappresentazione delle ambientazioni, ti trascina dentro il romanzo, facendoti immaginare i luoghi e sentirne addirittura gli odori. Gli occhi rossi della strega in quel fienile, l'odore del fango della golena, la grande quercia nel cortile della corte, sono tutti dettagli che restano impressi nella mente del lettore.   

Durata  della lettura:  Tre giorni
Bevanda consigliata: Caffè della moka
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 16 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: La ninnananna degli alberi, Alice Bassoli


      "Era solo un uomo sconfitto dai propri demoni interiori, e chi non li ha? Anche io ora dovrò combattere contro i miei, di mostri, contro quella strega malvagia che è dentro di me e che non dorme mai, ma per me non ci sarà clemenza, la mia coscienza mi punirà a vita e va bene così."

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 19 marzo 2025

Recensione: Una questione di soldi



  Una questione di soldi

 di Gabriella Genisi

 Editore: Sonzogno
 Prezzo: € 16
 Pagine: 192
 
  16 marzo, Bari. In una delle strade del quartiere murattiano viene rinvenuto il cadavere di una donna, che pare essersi gettata dal balcone del suo appartamento. Quando Lolita Lobosco arriva sul posto, però, capisce subito che non si tratta di un gesto avventato, bensì di un omicidio. La vittima è Margherita Colonna, direttrice della filiale di un istituto di credito, recentemente separata e in una nuova relazione, eppure priva di grandi affetti. Ma c’è dell’altro: la donna è spaventosamente simile a Lolita. La commissaria Lobosco – ancora intenta, dopo un fugace capodanno a Torino, a superare la rottura con Caruso – si ritrova così a dover fare luce sulla vita di una donna sola, giudicata da colleghi e parenti come avida e priva di empatia, ossessionata dai soldi e dall’ostentazione del lusso. Con la tenacia che la contraddistingue, Lolita inizia a seguire molteplici piste, sulla scia di un passato oscuro e burrascoso che smuoverà insospettabili fili nascosti. Accanto a Lobosco tornano Esposito e Forte, le immancabili spalle che l’affiancano ormai da anni nelle sue inchieste, l’amica Marietta – con una stramba proposta a cui la commissaria non riesce a smettere di pensare –, e un nuovo amore, passionale quanto inaspettato.




Torna la tanto amata Lolita Lobosco, che questa volta, oltre al consueto fascino e alla sua inconfondibile bravura, ci svela un lato più sensibile di sé. 

 Caruso si è trasferito, e la storia, che ormai non avrebbe più avuto motivo di esistere così com'era, ha dato vita a un legame ancora più forte. Marietta, anche stavolta, si conferma l'amica che tutti dovremmo avere: una sorta di seconda madre, che, sebbene un po' invasiva, si preoccupa sinceramente per Lolita e la sua vita. 

Nel frattempo, la commissaria è impegnata nelle indagini sulla morte di Margherita, una donna che le somiglia incredibilmente. Il suo cadavere è stato ritrovato ai piedi del palazzo in cui abitava. La possibilità che si tratti di un suicidio viene scartata quasi subito, dato che Margherita non sembrava avere alcuna intenzione di lasciare questo mondo. Questa donna poco amata da chi la circondava, direttrice di una banca, sembra avesse dei giri loschi legati agi uomini e al suo costante bisogno di oggetti di lusso.

 Lolita, però, è distratta dalla straordinaria somiglianza con la vittima e dalle pressioni del questore, che sembra convinto che la sua distrazione sia legata al fascino del bel avvocato che la commissaria ha appena conosciuto. Questa volta, conosciamo un lato inedito di Lolita: perde parte della sua consueta durezza, mostrando vulnerabilità e, in alcune situazioni, perde addirittura le staffe. La famiglia che si è scelta, tuttavia, la sostiene in ogni momento, non solo nel presente, ma anche guardando al futuro.

Un romanzo in cui Lolita scopre una parte di sé che non conosceva e tantomeno si aspettava, una voglia di ricambiare ciò che è stato dato a lei e che ora può donare ad altri. Un cambiamento che la porta a scoprire il suo lato più umano e, forse, anche più felice. 

Un libro consigliato a chi cerca una lettura intrigante e al tempo stesso veloce, capace di coinvolgere sia cuore che mente.Come sempre, a fare da cornice a questa trama avvincente c'è il profumo di una ricetta tipica: i famosi "spaghetti all'assassina", che colorano di rosso l'intero romanzo. 


Durata totale della lettura: Quattro giorni
Bevanda consigliata: Aranciata fresca
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 14 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Terrarossa di Gabriella Genisi



«Siamo adulte e negli anni abbiamo smussato le insicurezze e certe asperità, e compreso anche che l’amore da dare e ricevere non riguarda sempre e soltanto il principe azzurro.». 


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 18 marzo 2025

Recensione: Investire in parole povere

 



Investire in parole povere
di Aminata Gabriella Fall
@pecuniami

 Editore: Corbaccio
 Prezzo cartaceo: € 18
Pagine: 208

Il mondo dei soldi spiegato con chiarezza per tutte le tasche e per tutte le età
Siamo portati a credere che per investire in maniera consapevole sia necessario essere degli esperti matematici, dei super studiosi della materia, magari delle persone prive di scrupoli… e, non ultimo, che sia fondamentale avere un grosso patrimonio. In realtà investire è importante quanto risparmiare. Si risparmia per far fronte agli imprevisti facendo leva sul nostro io prudente e persino pessimista, si investe per migliorare la nostra condizione facendo leva sul nostro io più ambizioso e ottimista. E non c’è un patrimonio minimo o un’età per investire. Chiunque abbia un reddito o dei risparmi può farlo. L’importante è conoscere le proprie aspirazioni, misurarle con la realtà della propria situazione economica e imparare ad affidarsi agli strumenti e alle persone giuste. 
In questo libro Pecuniami offre ai lettori, soprattutto i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro e le donne, che da sempre hanno un rapporto «difficile» con i soldi, una cassetta degli attrezzi per entrare nel mondo degli investimenti dalla porta principale con basi ordinate e consapevoli. Spiega con chiarezza le differenze fra i prodotti finanziari, insegna a leggere i fogli informativi spesso complicati e poco trasparenti, aiuta a capire di chi possiamo fidarci, sempre parametrando, attraverso test ed esempi pratici, ogni nostra azione a ciò che abbiamo e a ciò che vogliamo raggiungere.
Un libro che spiega come iniziare a investire a qualunque età e indipendentemente dall’entità della somma di denaro a disposizione.




Un manuale schietto, chiaro e coinvolgente di educazione finanziaria, un tema - purtroppo - ancora troppo poco trattato in Italia, sia a livello di curriculum scolastico, all'interno del quale (ahinoi) è totalmente assente, sia a un più generico livello sociale di conversazioni tra amici, colleghi e conoscenti.
Avete capito bene: qui si parla di soldi. E se ne parla senza censure, con un taglio informativo ed esplicativo che aiuta chiunque a fare chiarezza sia sui propri obiettivi e sulle proprie aspirazioni di vita, che sul proprio livello di conoscenza della materia e di certi concetti e istituzioni. 

Alternando infatti capitoli di spiegazione e consigli pratici con simpatici test che aiutano a comprendere meglio la nostra propensione al rischio e il nostro atteggiamento nei confronti del risparmio e degli investimenti, Pecuniami ha il merito di consegnarci un testo realmente utile e applicabile sin da subito nella nostra vita quotidiana. Se infatti l'autrice tratta alcuni temi più tecnici, quali l'imprescindibile budget di cui tutt* noi abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita spiegando perché sia così importante averne uno, ci offre anche dei consigli da amica, come quello di trovarsi "un amico dei soldi", ossia una persona della nostra cerchia di fiducia con cui potersi confrontare su questa tematica senza vergogna né timore del giudizio altrui. Un suggerimento apparentemente banale che fa però riflettere sui tabù ancora radicati nella società italiana e sull'importanza di farci parte attiva per superarli. 
Il manuale prosegue dettagliando figure professionali, istituzioni e strumenti di supporto agli investimenti o fonti di rischio e pericolo da cui stare lontano, illustrando chiaramente i concetti di base del mondo dell'investire (mercati, strumenti finanziari, indici, fondi) per poi sottolineare l'importanza dell'orizzonte temporale degli investimenti e della diversificazione riepilogando infine i concetti chiave in chiusura per ribadire i punti di principale attenzione.
Finalmente grazie a Pecuniami ci è passato il timore reverenziale nei confronti degli investimenti, che ora possiamo considerare come uno strumento alla portata di tutt* per migliorare la nostra qualità di vita e non più come uno spauracchio che parla in "bancalese" da cui fuggire! Provare per credere!


Durata totale della lettura: tre giorni
Bevanda consigliata:  centrifugato di frutta e verdura
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 15 anni
Website dell'autrice: Pecuniami




"Se state leggendo queste pagine è perché, nonostante tutto, cercate di affrontare la vita con una dose di ottimismo. Solo, non sapete da che parte cominciare."



Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 12 marzo 2025

Recensione: Potevi pensarci prima

 

Potevi pensarci prima
di Gilda Sportiello

Editore: Rizzoli
Prezzo cartaceo: € 17.50
Pagine: 204

Giudizi indesiderati, molestie, tentativi manipolatori di dissuasione, stanze dell’ascolto, violenze fisiche e psicologiche, disinformazione: quando una persona decide di interrompere una gravidanza è questo che spesso si trova ad affrontare. Pratiche e modalità che hanno il preciso scopo di alimentare lo stigma, suscitare sensi di colpa, rafforzare l’idea che ci sia un solo destino possibile: quello segnato dal dolore e dalla vergogna. È così che l’aborto viene trattato dalla morale – o dalla cattiva politica che si fa morale -, spacciato per gentile concessione e non riconosciuto come diritto alla salute, ostacolato e intralciato: da servizi inesistenti, consultori svuotati, tassi di obiezione così alti da diventare impedienti, leggi applicate solo in parte o del tutto disattese, pratiche inaccettabili che si trasformano in violenza impunita. Gilda Sportiello ci invita a tenere alta la guardia contro l’attacco che in Italia e in molti altri Paesi le destre stanno sferrando al diritto all’aborto sicuro e legale, presenta dati incontrovertibili (quando esistono), smonta la retorica del dolore e la narrazione della colpa, per ribadire che l’aborto va difeso come il frutto di una scelta libera e consapevole e garantito in spazi sicuri e mai giudicanti.


Ho terminato l'ultima pagina di "Potevi pensarci prima" il pomeriggio della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, una coincidenza che ha reso la lettura di questo libro ancora più potente. Un libro scritto perchè oggi più che mai c'è bisogno di parlare di aborto. Quando ci si scontra con la realtà della mancanza o sottrazione dei diritti, ci si accorge di quanto poco si conosca ciò che accade davvero quotidianamente negli ospedali, negli studi di ginecologia e in alcuni consultori: un vero e proprio percorso ad ostacoli, costellato di negazioni e sofferenza.

Gilda Sportiello ci racconta e condivide la sua esperienza personale, come atto politico, raccontandoci il momento in cui ha deciso di abortire e tutto ciò che ne è conseguito. La sua non è solo una storia individuale, ma inevitabilmente collettiva. Attraverso la sua condivisione, rompe un tabù ancora molto resistente intorno al tema aborto, rivendicando il diritto delle donne a scegliere senza dover dare spiegazioni, doversi giustificare e provare vergogna.

L'autrice affronta il tema dell'obiezione di coscienza, che impedisce l'accesso ai nostri diritti, costringendo spesso le donne a spostarsi fuori regione. Un dramma ancora più grave per le donne migranti, che si ritrovano a dover affrontare le difficoltà senza alcuna figura di mediazione culturale. A tutto ciò, come se non fosse già abbastanza, si aggiungono vere e proprie violenze, come l'ascolto obbligato del battito del feto.

Viviamo in una società patriarcale, in cui l'uomo può scegliere di non voler essere padre senza essere giudicato, mentre la donna viene socialmente "programmata" per diventare madre, pena l'emarginazione. Sportiello denuncia anche lo smantellamento dei consultori pubblici, strumenti fondamentale di conquista da parte di lotte femministe, sostituiti progressivamente da strutture private. Introduce il concetto di "obiezione di struttura", un meccanismo che impedisce di fatto l'accesso all'aborto in alcuni luoghi, un aspetto che nemmeno immaginavo esistesse.

Un altro tema fondamentale è il TU486, ovvero il percorso per l'aborto farmacologico. Perchè in altri paesi è disponibile fino al sessantesimo giorno di amenorrea senza la necessità di ricovero ospedaliero, mentre in Italia per molto tempo è stato regolamentato con criteri più restrittivi? 

L'autrice ci ricorda che la maternità e la genitorialità non sono le uniche strade percorribili: ogni donna ha il diritto di scegliere della propria vita e nessuna libertà esiste se un diritto non è garantito. Le donne e persone dotate di utero che vogliono interrompere una gravidanza devono affrontare una corsa ad ostacoli fatta di burocrazia, stigma sociale, consultori svuotati di personale, obiezione di coscienza e ostacoli psicologici imposti. Nel libro si parla anche delle associazioni che si definiscono "pro-vita", che di fatto ostacolano il diritto di scelta, come se chi decide di abortire fosse "pro-morte".

La difesa del diritto all'aborto è una questione di salute pubblica. Per questo è nata la guida "La tua scelta zero ostacoli", un lavoro collettivo che raccoglie informazioni e supporto per chi deve affrontare questo percorso. La rabbia che affiora dalla lettura del libro è inevitabile ma, come ci ricorda Sportiello, deve essere anche il motore per cambiare le cose.

"Potevi pensarci prima" è una testimonianza molto interessante, che dà voce a molte esperienze taciute e che ci ricorda non solo l'importanza di lottare per i nostri diritti, ma anche di quanto la lotta per i diritti delle donne sia ancora aperta. Un libro che ci aiuta a comprendere e ricorda che l'aborto libero e sicuro è un diritto fondamentale da difendere collettivamente.

Durata totale della lettura: una settimana
Bevanda consigliata: caffè amaro
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: a partire dai 17 anni 
Consigliato a chi ha apprezzatoLe sorelle di Lisistrata di Federico Baccomo



"Rabbia, indicibile rabbia. Una rabbia che va canalizzata perchè sia motore di una lotta per cambiare il Paese, come vorrei che fosse."


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

martedì 11 marzo 2025

Recensione: Hamartía

 

Hamart
ía
di Rossana Soldano

Editore: Mondadori
Prezzo Cartaceo: €22,00
Prezzo e-book: €11,99
Pagine: 396

Questa è la storia di Lucas e Cristiano, che hanno fatto di tutto per non innamorarsi. In questa storia, Roma ha fatto di tutto “pe faje di’ de sì”.

Roma, 1967. In un caldo pomeriggio di giugno Lucas, giovane americano in cerca di un alloggio provvisorio, suona all’appartamento di via del Pellegrino trovato tramite un annuncio. Dentro sente qualcuno che canta un pezzo dei Beatles con una pronuncia terribile. Quella canzone è Lucy in the Sky with Diamonds. Subito gli è chiaro che in quella casa, inscritta nella cornice perfetta dell’Arco degli Acetari, non parlerà mai la sua lingua: Cristiano, l’esuberante proprietario, ha un accento marcatamente romanesco, ma questa non è la sua unica caratteristica. Cristiano vive liberamente la sua omosessualità ed è maledettamente attraente. Nonostante appartengano a due mondi lontanissimi, i due iniziano una relazione molto intima che investe in pieno le loro vite. Entrambi infatti hanno alle spalle un passato col quale devono fare i conti ogni giorno: Cristiano è alle prese con una famiglia che non appoggia le sue scelte; Lucas, invece, con una scelta che contrasta col suo desiderio. In una Roma all’alba di profondi cambiamenti culturali e sociali, segnata dagli episodi di Valle Giulia, tra personaggi eccentrici, Lucas scoprirà cosa significa avere degli amici e una famiglia, e dovrà decidere a quale amore restare fedele.



Se dovessi pensare ad una parola da associare a questo romanzo penserei subito a "sentimenti".  Perché ne è intriso, fin dalla prima pagina. 
Il sentimento principale è sicuramente l'amore, in primis quello fra Lucas e Cristiano, ma non è l'unico. Amicizia, senso di colpa, rancore, rabbia, indecisione sono solo alcuni dei sentimenti che vengono perfettamente espressi dai personaggi del racconto. Sul podio accanto all'amore però c'è senza dubbio il suo antagonista per eccellenza: l'odio. Quell'odio, infondato ed insensato, che ha portato l'ingegner Verdier a cacciare suo figlio Cristiano di casa, a soli 17 anni, solamente perché omosessuale. Quell'odio rappresentato perfettamente da dei ragazzi che urlano un "'A frocio", solo per presa di posizione e per paura di quello che non conoscono. Quell'odio che purtroppo, alimentato dalla paura, nonostante i tantissimi passi avanti, non è mai sparito. 

Roma, la città eterna, è forse il miglior posto al mondo per innamorarsi. E lo sanno bene Lucas e Cristiano, diventati coinquilini nell'estate del 1967, sulle note di Lucy in the sky with diamonds,  quando Lucas alla ricerca di una casa in cui vivere per qualche mese si ritrova agli Acetari  a bussare alla porta di Cristiano. Non sapevano che nel giro di pochi mesi la loro relazione sarebbe stata completamente stravolta, e tutti i loro tentativi di restare freddi e distaccati sarebbero stati vani. Insieme girano Roma giorno e notte e Cristiano mostra a Lucas tutte le chicche della città esordendo sempre con un " 'A voj vedé 'na cosa bella?". È il suo modo per dimostrare affetto a Lucas che, a differenza di Cristiano, è molto più spaventato di vivere liberamente la loro relazione. Cristiano vive la sua omosessualità apertamente, mentre Lucas ha ancora dei grossi scogli da superare, che si porta dietro come un fardello da quell'infanzia di cui non vuole raccontare nulla, un po' per vergogna, un po' per la paura di essere giudicato. 

La loro relazione è estremamente complicata e il fatto di non poterla vivere liberamente non li aiuta. 

In poco tempo Lucas si affeziona non solo a Cristiano, ma a tutta la combriccola. Gli amici più cari di Cristiano, 
Walter, Ludovico, Massimo, Isabella lo accolgono fin da subito nel gruppo anche se ci saranno delle forti incomprensioni, dovute in particolare alla diversa provenienza di Lucas e ad alcune divergenze di pensiero. Lucas, infatti, cerca conforto nella Fede e dei ragazzi, per certi versi, ribelli,  come Cristiano e i suoi amici, faticano a capire il suo punto di vista, soprattutto in un periodo socialmente movimentato come la fine degli anni Sessanta. 
Ma quello a cui Lucas si affeziona più di tutti è sicuramente Gino, lo zio di Cristiano. Lo zio Gi' è stato l'unico ad accogliere ed accudire Cristiano quando il padre lo ha cacciato di casa, l'unico, oltre ai suoi amici, ad averlo sempre appoggiato in ogni sua decisione e, in particolare, ad accettarlo e capirlo senza giudicarlo. 

Il cuore pulsante del romanzo è la casa all'Arco degli Acetari; racchiude tutte le cose importanti in sé: famiglia, amicizia e amore, in tutte le sue sfaccettature.  

Alleggerita dal dialetto romanesco, la storia di Lucas e Cristiano in Hamartía fa da sfondo ad un concetto molto più importante che continua ad essere estremamente attuale, nonostante anni di lotte: la paura, che continua ad essere presente ed estremamente radicata nella nostra società. Sta ad ognuno di noi cercare di combatterla come meglio possiamo, anche solo con dei piccoli gesti. Finché ci gireremo dall'altra parte facendo finta di non vedere, le cose, purtroppo, non cambieranno. 

Concludo con quella che è secondo me una delle frasi più rappresentative dello zio Gi' e del libro in generale: «Imparate er coraggio ingegne', che 'a paura fa 'a gente 'nfelice e 'a gente infelice fa er monno brutto»

Durata  della lettura:  Cinque giorni
Bevanda consigliata: Caffè della moka
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Consigliato a chi ha apprezzato: Le cose giuste, Silvia Ferreri


      "Perché l'amore non si spiega, non si racconta e non si insegna. L'amore non te lo chiedi. L'amore lo sai. E lo senti."

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...